Mario
2015-11-21 17:31
Buonasera,
si parla sempre del recupero di metalli nobili dal materiale elettronico di scarto, ma di solito ci si limita all'oro o all'argento.
Stavolta proveremo ad estrarre il palladio, metallo sul quale poco si è parlato in questo forum, ed a torto, perchè ha una chimica davvero interessante e a tratti sorprendente.
E' fuor di dubbio, lo diciamo una volta per tutte, pensare di ricavare qualche soddisfazione economica dal procedimento che andrò a descrivere. Come sempre, l'unica vera soddisfazione è l'esperimento chimico in sè e il poter vedere, dopo ore passate a maneggiare vetreria e reagenti, pochi mg dell'agognato elemento.
L'idea è nata quando sono venuto a conoscenza che un particolare componente passivo elettronico, più precisamente il condensatore non elettrolitico SMD, conteneva del palladio. E così sono partito alla ricerca di questi componenti, cosa non inpegnativa vista la quantità di schede elettroniche in mio possesso. Va subito detto che i condensatori di più recente fabbricazione contengono molto meno palladio di quelli prodotti una ventina di anni fà o giù di lì. Per questo motivo è preferibile smontarli da schede di quel periodo.
Smontarli non è difficile, basta acquisire un poco di pratica con le pinze.
Ecco il loro aspetto:
Foto1: alcuni dei condensatori impiegati
Sono partito da 85 mg di questi minuscoli componenti.
Li ho ridotti a frammenti in un mortaio di porcellana, trasferiti in un piccolo becker di vetro aggiugendo 2,5 ml di HCl conc. , lasciando reagire a freddo per una notte.
Lo stagno e il piombo, assieme ad un poco di Ag, passano in soluzione. Il Pd rimane nel precipitato.
Diluendo poi con acqua (circa 10x) e mescolando compare un precipitato bianco. Si scalda e si lasciano decantare le particelle più pesanti contenenti tutto il Pd assieme ai residui ceramici dei condendatori.
Con una pipetta si aspira delicatamente il liquido lattiginoso. Si ripete l’operazione diverse volte fino a scomparsa dell’opalescenza. Non mi è del tutto chiaro cosa ci sia nel liquido lattiginoso. Probabilmente è dello stagno sotto forma di sale basico tipo Sn(OH)Cl assieme a PbCl2.
Il residuo rimasto sul fondo
viene trattato con 3 ml di acqua regia e poi ripreso un paio di volte con poco HCl conc. a caldo. Si diluisce con acqua. Il Pd presente passa in soluzione principalmente come [PdCl6]-- e in parte rimane in sospensione come sale insolubile.
Infine si separa il liquido con il precipitato arancio in sospensione dai residui insolubili (ceramici) sul fondo.
Si aggiunge un pezzo di Zn: si separa una polvere nera contenente tutto il Pd misto ad eventuali altri metalli nobili.
Il liquido con la polvere nera viene neutralizzato con NaOH per far si che il precipitato possa decantare meglio. Il liquido surnatante viene eliminato per decantazione. Si ottiene alla fine una relativamente abbondante polvere nera che viene trattata con acqua regia. La soluzione diventa di colore rosso-arancio.
Si porta quasi a secchezza e si riprende più volte con HCl conc . Così facendo tutto il [PdCl6]-- viene ridotto a [PdCl4]--. Otteniamo una soluzione giallo-arancio ancora un poco torbida.
che filtreremo si carta da filtro a porosità fine
da un confronto degli spettri, risulta che quello della soluzione appena ottenuta è sensibilmente simile a quello di una soluzione di riferimento contenente solo Pd.
Non solo, ma possiamo tentare una stima della concentrazione del Pd presente confrontando le assorbanze. Ne risulta che in soluzione sono presenti circa 11 mg del nobile metallo.
Non ci resta che riprecipitarlo, stavolta con ione formiato per avere una maggiore selettività:
La riduzione deve avvenire in ambiente neutro (pH=6/7) il Pd inizia a formarsi già a temperature intorno ai 50 °C e all’ebollizione la precipitazione può dirsi completa. Il Pd si deposita in forma spugnosa nera facilmente filtrabile:
saluti
Mario
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